L’era digitale ha cancellato le emozioni della registrazione?

«Registrare una buona compilation per rompere il ghiaccio non è mica facile», scrive Nick Hornby nel suo romanzo più famoso, Alta fedeltà. «Devi attaccare con qualcosa di straordinario, per catturare l’attenzione (...), poi devi alzare un filino tono, o raffreddarlo un filino, e non devi mescolare musica nera e musica bianca, a meno che la musica bianca non sembri musica nera, e non devi mettere due canzoni dello stesso cantante di seguito, a meno che tu non imposti tutto il nastro a coppie, e... beh, ci sono un sacco di regole».  

Lanciata da Philips nel 1963 per incidere memo e interviste, la Compact Cassette viene ripensata per la musica solo qualche anno più tardi, e verso la metà dei ’60 entra a far parte di quasi tutti gli impianti stereo. È un’alternativa al disco in vinile: più facile da maneggiare non si graffia e non si rovina. A differenza della vecchia Stereo 8, la musicassetta permette di registrare canzoni in maniera semplice ed economica: così nascono insieme la pirateria e il mixtape. Per la prima volta nella storia dell’industria musicale, i consumatori possono creare da soli il proprio disco preferito, la superband immaginaria che mette insieme Beatles e Rolling Stones. O Sex Pistols e Clash: la cultura della cassetta prende infatti piede col punk, che predica il fai da te in ogni campo dell’arte, e vede una grande diffusione di fanzine (riviste amatoriali) con allegate compilation di band emergenti. 

Poi arriva il digitale, e la cassetta all’inizio sembra reggere, crescendo in durata per arrivare ai 74 minuti del compact disc e dominando il settore della musica in auto. Ma, con l’inizio dei ’90 e l’avvento dei masterizzatori nei pc, il declino è inarrestabile. Il colpo finale arriva con l’Mp3 e i riproduttori digitali portatili: il Walkman prima diventa Discman, quindi cede il passo all’iPod e alle playlist. Si creano su iTunes, meglio ancora su Spotify o YouTube, si scambiano su Twitter e Facebook. Ma una playlist sui social network cerca l’approvazione e la popolarità, non è più una specie di programma radio dedicato a un solo ascoltatore.

Dopo che anche i professionisti della pirateria hanno abbandonato le cassette, la musica è oggi digitale e immateriale. Non c’è più nessuno che doni sentimenti ed emozioni registrati su cento metri di nastro nero, con il tempo passato per scegliere i brani, la fatica dell’assemblaggio, i ripensamenti dell’ultimo momento. Tutto nella speranza che in chi l’ascoltava nascesse la stessa emozione di chi l’aveva registrata: nel romanzo di Hornby funziona, e Rob conquista Laura. Ma anche nella vita reale la cassetta era un’arma potentissima di seduzione. 


BRUNO RUFFILI

22 Nov 2018


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musicassette anni 70 anni 80 anni 90 anni 2000

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